QUATTRO PAROLE SUL BRACCO ITALIANO

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Su questo argomento sono stati scritti fiumi di parole e io non ho la presunzione di aggiungere qualcosa di nuovo a tutto ció ma, avendo avuto, nel corso della mia vita, il privilegio di essere accompagnato da alcuni di questi meravigliosi animali, penso di poter anch’io aggiungere qualche commento in merito.

INTRODUZIONE

… COSÍ ENTRÓ IL BRACCO IN SCANDINAVIA

Il mio primo cane e compagno di caccia fu in realtá un bracco tedesco a pelo corto di nome Sappo (… una vera macchina da guerra che praticamente insegnó a me il significato di cacciare con un cane da ferma)

 

Proprio appena dopo aver acquistato il cucciolo (in Svezia), leggendo scrupolosamente quel grande classico di Felice Delfino “l’addestramento del cane da ferma”, non potei fare a meno di notare tra le foto del libro questi cagnoni maestosi e pieni di rughe che l’autore definiva “bracchi italiani” (P.S: faccio notare che il libro aveva solo foto in bianco e nero e io non avevo mai visto un bracco italiano in vita mia).

Classico colpo di fulmine! Del tipo “amore a prima vista”; ricordo che guardai il mio cucciolone tedesco ed esclamai: … tu sei molto bello ma questi sono piú belli di te!

Il tempo passó e furono meravigliosi anni di caccia con il quadrupede germanico ma sempre il ricordo di quelle foto rimaneva indelebile nella mia testa …dovevo aver un bracco italiano!

Essendo io residente in Svezia, devo precisare che le cose in quei tempi non erano cosí semplici; primo: non c’era neanche un pelo di bracco italiano in tutta la Scandinavia e secondo: non essendo presente la “rabbia” in Scandinavia, per importare un cane dall’estero nel territorio del regno si richiedevano due costosissimi mesi di prigionia/quarantena nelle gabbie di frontiera (P.S: la Svezia, per chi non lo sapesse, é una monarchia).

Un decennio passó e il germanico purtroppo incominciava ad invecchiare (… l’ultima beccaccia comunque me la fece sparare alla veneranda etá di sedici anni; semicieco, rigido, quasi sordo, ma sempre un gran cane!) …. era tempo di cercare un nuovo aiuto e quindi un nuovo cane!

L’occasione si presentó quando un caro amico, che programmava di venire a trovarmi in auto per passare le ferie con sua moglie, mi offrí la soluzione; lui mi avrebbe acquistato un cucciolo che avrebbe portato a seguito.

Si! Ma come risolvere l’inghippo della prigionia/quarantena all’arrivo in una Svezia che in quei tempi era raggiungibile solo tramite un traghetto dalla Danimarca e che, non esistendo ancora l’Unione Europea, aveva controlli severissimi alle frontiere?

Nessun problema! Essendo io anche sempre stato appassionato di “vela” e avendo un’imbarcazione: …quando arrivi a Copenaghen telefonami e io vengo a prendervi con la barca …alias: lo contrabbandiamo!

Devo essere sincero ammettendo che il progetto non fu senza rimorsi ma, essendo stato assicurato che il cane era vaccinato in merito, il desiderio e il fascino di quei cani vinsero e decisi di procedere.

Detto fatto! L’amico arriva, telefona, io vado, commettiamo il crimine e il bracchetto arriva finalmente a casa mia!

Era un meraviglioso roano particolarmente scelto per me dalla compianta amica Anna Maria Matteuzzi peraltro pienamente consapevole dell’avvenimento straordinario :

Brutus di Montealago, il primo bracco italiano che avesse mai messo piede in Scandinavia!

Certo qualche problemino collaterale ogni tanto si presentava: intanto tutti i cani in Svezia devono essere obbligatoriamente registrati e assicurati e io chiaramente, non potendo denunciarne una razza che ufficialmente non esisteva, fui obbligato a registrarlo come un volgare “bastardo” (sia ben chiaro che “bastardo” é una licenza poetica in quanto io amo tutti i cani e non faccio discriminazioni!) .

… E non vi dico i vari commenti delle persone che incontravo quando passeggiavo col bracchetto o quelli dei veterinari: ...ma che bel cane, che razza é? Un incrocio! … Ma é bellissimo!

Mi ricordo di un veterinario, che volendo indovinare l’incrocio “creatore” sbottó: …mamma “basset hound” e babbo “bracco tedesco”! Ed io, per compiacergli, assentii con un: ..bravo, hai indovinato!

oh, io ho un bracco tedesco e ho un amico con cagna Basset … adesso ci provo anch’io! – Ribatté lui.

Non so se ci provarono e preferisco non saperlo, ma comunque, passati che furono sei anni, la “biricchinata” finí in prescrizione e finalmente io potei contattare il registro canino della corona e trionfalmente affermare:

No, signori! Non é un bastardo ma un bellissimo esemplare di bracco italiano!

Caterina De Medici avrá sicuramente portato i bracchi in Francia, … ma dal giorno della mia telefonata anche la Scandinavia poté vantare di avere questa nobile e antica razza sui suoi territori.

Qualche anno dopo finalmente i procioni finlandesi, sconfinando, invasero i territori svedesi e, tra le tante cose, si portarono appresso la “rabbia”.

Fú una grande giornata per me e per tutti i residenti in Svezia che volevano importare cani dall’estero; l’obbligo di quarantena, essendo ormai diventato obsoleto, fu tolto e tutto diventó piú semplice

(P.S: nessun caso di rabbia é mai stato registrato in Scandinavia!)

A fianco a me, oltre al primo “Brutus” (descritto, nel mio racconto “Trilogia”), ebbi l’onore di avere suo figlio “Toro di Montealago” (un melato con ferme da favola descritto nel racconto “Bracchi polari”), poi seguirono, l’intelligentissimo “Saul di Montealago” (descritto nel racconto “Il cenerentolo”), il “Perseo dei Bricchi” (… a me e solo a me era permesso di chiamarlo confidenzialmente “Pepi”) seguito da suo fratello il grande “Pauso dei Bricchi” (di lui posso solo dire …indimenticabile!) e, arrivando ad oggi, con suo figlio “Polceveras Marcus”.

Oggi in Scandinavia vi sono oltre 500 esemplari di bracco italiano suddivisi in: una decina in Norvegia, c/a 150 in Svezia e oltre 300 in Finlandia.

Per chi é interessato: nel prossimo articolo scriveró alcuni miei punti di vista sul carattere e il comportamento di questi magnifici animali.

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