
Un uomo può pescare con il verme che ha mangiato un re e mangiare il pesce che ha mangiato quel verme.
William Shakespeare, Amleto

Un uomo può pescare con il verme che ha mangiato un re e mangiare il pesce che ha mangiato quel verme.
William Shakespeare, Amleto

È cosa sciocca, padre, andare a caccia con cani svogliati.
Tito Maccio Plauto
Perchè cacciamo? Io penso che una risposta seria a questa domanda (che sicuramente ci siamo posti tutti) abbia una importanza fondamentale per affrontare le diverse tematiche del nostro BLOG.
Definire piú profondamente il vero “perché” cacciamo, ci sacrifichiamo e ce ne gioiamo, ci aiuterá sicuramente a inserirci con il modo giusto nel concetto di “cacciatore” e del “come si dovrebbe cacciare” nei tempi e nella realtá che ci circonda.
Difficilmente, durante un particolare momento, che so io? …alzandosi alle 3 di notte con gli occhi cisposi dal sonno, ..camminando dietro il deretano del cane sferzati dalla pioggia e con il vento che ci gela la faccia, …ritornando a casa con “le pive nel sacco” dopo aver scarpinato tutto il giorno e padellato goffamente l’unica occasione fermata dal cane, insomma prima o poi tutti (almeno io si!) ci siamo chiesti …ma che c…. me lo fa fare?!?
É chiaro che é solo una domanda fugace ed é altrettanto chiaro il fatto che un vero cacciatore, l’istante dopo postasi la suddetta domanda, sta giá pensando quando e dove andrá a caccia la prossima volta.
Ma, avendo spesso ricevuto risposte tipo: passione, amore e addirittura qualche volta malattia, dobbiamo capire che questa risposta in realtá ne crea solamente un’altra.
Perché questa passione? Perché questo amore? Perché sono malato? La vera risposta io penso cha vada cercata nel significato base di “caccia” e applicarlo all’evoluzione della nostra specie.
Mi sembra alquanto scontato che dopo 4 miliardi di anni (datazione scientifica di anno piú o anno meno per la comparsa della vita sul nostro pianeta) di questo andazzo (ricordatevi che chi non lo rispettava l’andazzo é giá morto da molto tempo), questo istinto (cacciare) si sia ben radicato/selezionato nei geni per cui eccoci qui oggi: chi con gli artigli, chi con i denti, chi con tentacoli e col fucile… tutti a cacciare.
È storicamente provato che noi (Homo Sapiens) abbiamo negli ultimi tempi (c/a 30 milioni di anni ma una bazzecola paragonata ai 4 miliardi di anni sopra citati) cambiato le nostre abitudini.
Vuoi che sia l’aumento del volume cerebrale, vuoi per il nostro istinto di collaborazione, agricoltura, allevamento, ecc. , ma di fatto é accaduto che, anche chi non cacciava o peggio ancora non era adatto a cacciare, non solo sopravviveva ma si riproduceva.

Perchè cacciamo?
Cambiando le regole di selezione, come Charles Darwin ci insegna, i geni “cacciatori” che attivavano in noi l’istinto della caccia e che prima si tramandavamo di padre in figlio, per molti di noi uomini nello scorrere dei millenni, non accadde (o accadeva piú raramente).
Quello che si verificó di conseguenza fu un processo di atrofizzazione/disattivazione che spiega (in una versione molto semplificata!) la differenza tra chi oggi sente piú forte il richiamo della caccia e chi no.
Intendiamoci bene chi non caccia, sia per atrofizzazione dei geni o perché si sente “etico e verde”, é comunque un “predatore” ma semplicemente lui la predazione la fa solo al Supermercato.
Pagando con soldi sia il cibo che acquista che chi ha fatto il “lavoro sporco” per lui, uccidendo e impacchettando animali magari uccisi con sistemi inumani e dopo una vita vissuta in condizioni da fare schifo.
E sia ben chiaro che non fanno eccezione a questa regola nemmeno i cosí chiamati “vegetariani” o peggio i “vegani”.
Loro comunque si sbaffano (predano) delle vite; che siano carote, cipolle o sedani, comunque cose vive … o almeno lo erano prima che fossero “sbaffate”.
Stesso discorso vale per fagioli, piselli, semi o uova, embrioni che potevano essere potenzialmente future piante o animali (vivi).
Chi oggi caccia non lo fa per scelta ma perché di base ha dentro un istinto/richiamo che é piú forte di lui. Non ci si sveglia un bel giorno dicendo: … ecco adesso mi metto a fare il cacciatore!
Io, personalmente, pur non avendo cacciatori in famiglia stretta (invero cacciatore lo era il nonno materno che tra l’altro fu ucciso da una fucilata durante una cacciata alla lepre ma io avevo solamente 5 anni), all’etá di 8 anni chiesi a “Gesú Bambino” nella mia letterina natalizia un fucile ad aria compressa e a mia madre stupita che mi domandava la ragione di quella scelta “bellica”, risposi come se fosse la cosa piú naturale del mondo: “…per sparare ai passeri!”.
Raggiunti 16 anni (a quei tempi in Italia era legale ora non so!) con i miei risparmi mi comprai un bel “flobert” caricamento “Mauser” con cartuccine cal 9, …..e giú fucilate a tutto ció che svolazzava!
Nella mia vita ho sempre risposto molto deciso a coloro che mi domandavano perché ero diventato un cacciatore:
… cacciatore non lo si diventa, cacciatore si nasce.
LINKS ESTERNI INTERESSANTI:
https://it.wikipedia.org/wiki/Caccia
SULLO STESSO ARGOMENTO ALL’INTERNO DEL SITO:
Cosa è la caccia? Questa è una domanda interessante che può ricevere una serie di risposte molto differenti. Andiamo a vedere cosa è la caccia per noi di Club Scandinavia.
Descrizione del significato tratta dal dizionario Garzanti: ….. “ricerca, uccisione o cattura di animali selvatici da parte dell’uomo o di un altro animale”.
Descrizione del significato tratta da enciclopedia Treccani: ….”Attività di cattura o di uccisione di animali selvatici, mediante l’uso di strumenti tecnici idonei e in particolare di armi”
Descrizione del significato tratta da Wikipedia: ….” La caccia è la pratica di catturare o abbattere animali, solitamente selvatici, in principio per l’approvvigionamento di cibo, pelli o altre materie”
Link su definizione di “cosa è la caccia” su Wikipedia: https://it.wikipedia.org/wiki/Caccia
Queste sono 3 delle molteplici spiegazioni letterarie ufficiali che si trovano generalmente consultando i media.
A parer mio, oltre a dare un alone crudele e negativo a chi legge, estremamente fuorvianti e soprattutto limitate.
Come vogliamo allora definire l’azione di un virus che si insedia dentro le cellule uccidendole per moltiplicarsi o di una ameba che insegue un’altra per poi fagogitarla o della Dionaea Muschipula (comunissima pianta carnivora) che intrappola l’insetto attratto del profumo del suo nettare e se lo pappa? … “soppressione” o forse “fare morire di paura”!
No, per me anche questa é pura e semplice “caccia”, magari fatta in modi strani e diversi e non con arco o il calibro 12 ma rimane comunque: “caccia”. Quindi il mio giudizio a “ morale della favola” é che tutto ció che vive per sopravvivere caccia.
Se vogliamo andare alle origini della “caccia” allora dobbiamo incominciare attestando che qualsiasi forma di vita, e con forma di vita mi riferisco proprio a tutte, un batterio, un’ameba, un anemone, io , voi, una starna e il mio vicino di casa, abbiamo fin dalla nascita ben impresso nel DNA due regole imperative a cui dobbiamo assolutamente ubbidire:
1-sopravvivere ;
2-riprodursi; pena per chi non obbedisce o lo fa ma in malo modo: morte ed estinzione.
Sulla numero 2,”riprodursi”, che comunque io sospetto essere la principale, al momento non mi dilungo in quanto non interessante al nostro argomento (almeno non direttamente perché comunque chi non mangia normalmente non ha neanche la forza di riprodursi).
Nella numero 1 sta il fulcro della nostra questione; per sopravvivere dobbiamo per forza: primo – mangiare e secondo ( non dimentichiamolo perché fa sempre parte del sopravvivere )- non farci mangiare.
Questo tra l’altro ci porta a un’altra deduzione: tutte le forme di vita per vivere devono interpretare contemporaneamente due ruoli: quello di predatore e quello di preda (incluso noi umani nel caso malaugurato di incontrare un leone, uno squalo o peggio, disarmati). Di questo effetto collaterale ma importante ne parleremo in seguito.
C’é una ennesima descrizione usata per definire la caccia e in particolar modo riferita a noi cacciatori odierni: “sport”.
La ho tenuta per ultima perché io penso sia la piú odiosa di tutte e (da non trascurare coi tempi verdi che corrono) ci fa automaticamente apparire (a non caccianti o altro) come dei macabri sadici immorali.
Definire la caccia “uno sport” e quindi noi cacciatori “degli sportivi” mi pare veramente insensato e insultante.
Certo che sgambare chilometri e chilometri dietro un cane e su terreni spesso difficilissimi richiede un fisico allenato che gli si potrebbe anche appiopargli il termine di fisico “sportivo”.
Pure certo che chi frequenta qualche disciplina di tiro al piattello e magari fa gare puó essere chiamato “sportivo”.
Ma per favore non definiamo sportivo: “… ricerca, uccisione o cattura di animali selvatici da parte dell’uomo o di un altro animale” o peggio ancora: “… pratica di catturare o abbattere animali, solitamente selvatici, in principio per l’approvvigionamento di cibo, pelli o altre materie”, perché se qualche “Rambo” veramente ritenesse di essere “sportivo” praticando questi atti, ebbene io gli consiglierei di visitare uno buon psicanalista.
La vita é sacra e noi “cacciatori” ne siamo perfettamente consapevoli.
Nessuno meglio di un “cacciatore” sa apprezzare Madre Natura e l’armonicitá di tutte le forme di vita in essa comprese. Fin da tempi remoti i cacciatori onoravano e rispettavono le loro vittime e, a prova di ció,ancor oggi diverse tribú, africane o altre (loro con la caccia ci vivono!), mantengono le tradizioni degli avi chiedendo formalmente di essere scusati alle loro vittime.
Per me, la vera e unica risposta che dovrebbe essere pubblicata sul significato di caccia é :
…. “attivitá atta a procurare cibo per sopravvivere”
LINK INTERNI AL SITO:
Nel corso di molti anni vissuti cacciando e attraverso la mia attivitá di operatore turistico/venatorio, ho avuto modo di accumulare, sia per esperienze personali che ascoltando quelle dei miei clienti, un bagaglio alquanto forbito di informazioni, racconti, fatti curiosi ed altro su tutto ció che riguarda caccia in generale ma e soprattutto quella con il cane da ferma.
Fermamente convinto che “informazione” sia un fattore importantissimo per evolvere e migliorare, lo scopo prefisso di questo blog, evidentemente indirizzato solamente a cacciatori, dovrebbe essere quello di contribuire a farci analizzare piú profondamemte il “perché” e il “come “ cacciamo ma e soprattutto se tutto questo sia consono e adeguato alla realtá storica del terzo millenio in cui viviamo.
Premetto nuovamente che, essendo io stato soprattutto un amante della caccia a selvaggina pennuta con cani da ferma e avendola praticata intensamente per diversi lustri, queste sessioni saranno riferite spesso e soprattutto a coloro che praticano questa bellissima forma di caccia.
Penso e propongo, per non complicare troppo la cosa e renderela tediosa, di suddividere i vari argomenti che ritengo interessanti in diverse sessioni in cui io e voi condivideremo argomenti, analisi, storie, foto e video impressioni, pensieri e dubbi.
Avere e cacciare con un bracco italiano : una passione che non tramonta mai.
La passione di avere e cacciare con un bracco italiano ha sempre accompagnato la mia vita privata e di cacciatore e di conseguenza oltre due terzi della mia esistenza.
Io personalmente, avere e/o cacciare con un bracco italiano o uno spinone, l’ho sempre considerato, perdonatemi se manco di umiltá, come una carta da visita; una referenza dove implicitamente spesso si rispecchia tutta una filosofia di vita e di comportamento della persona e del cacciatore.
Che non mi si fraintenda, io non sto qui a discriminare nessuno.
Ho incontrato moltissime simpatiche e ottime persone che avevano e cacciavano con setter, breton, poiter e altro e che amavano moltissimo i loro cani, addiritura a volte con esagerata antropoformizzazione, ma qui, in questo articolo, io voglio solamente parlare di quelle deduzioni personali ottenute analizzando me stesso e osservando coloro che per scelta avevano deciso di avere e cacciare con un bracco italiano.
Nella mia vita di amatore della razza, di cacciatore e nella mia attivitá di organizzatore venatorio ho avuto modo di incontrare molti cacciatori, amici e/o clienti; tra cui molti che avevano o che nella caccia si portavano appresso il loro braccone.
In tutti questi incontri, osservando, ascoltando e comparando i comportamenti, le idee, gli atteggiamenti comuni in cui io stesso spesso mi identificavo, ho dedotto quanto a seguito cercheró di spiegare.
Incominciamo analizzando quali sono gli ingredienti comuni di base che ho riscontrato in quasi tutti coloro che avevano preferito il bracco italiano, sottolineando che il “preferire” definisce una libera scelta della persona, scelta che eventualmente si riconfermerá nei cani che accompagneranno la sua vita e la sua attivitá venatoria (nel mio caso e fino ad oggi: sei volte)
Nella parola”natura” io includo automaticamente il concetto di “vita”.
In effetti ció che comunemente chiamiamo “natura” é soprattutto una organizzazione di vite interagenti in un ecosistema.
Con amore e rispetto della “natura/vita” intendo tutte le vite … alias: tutto ció che vive!
Se ci riferiamo in particolare ai cacciatori allora va aggiunto che la vita é un dono meraviglioso che deve essere apprezzato e rispettato anche se riferito alla starna o al beccaccino che stiamo cacciando.
Fermo restando che il ruolo di preda e predatore é intrinseco nella vita e la regola del “sopravvivi e riproduci” é il motore imposto dal DNA stesso per perpetuare la razza e la sua evoluzione, oggi, e in particolare nel mondo occidentale, la “predazione” si fa al supermercato.
Pagando e sorvolando ipocritamente sul fatto che il quel prezzo é compreso anche il lavoro della soppressione effettuata , spesso crudelmente, dai macelli e sorvolando con leggerezza sul tipo di vita disumano che era stato imposto agli animali macellati.
Il cacciatore del terzo millennio si deve rendere conto che la caccia é, si! la sua passione, ma non piú ragione di sopravvivenza e quindi da svolgersi adeguandola alla realtá di un ecosistema giá da noi fortemente danneggiato.
Di conseguenza saper limitare i suoi atti predatori, magari valorizzando e degustando anche gli altri valori ad essa congiunti.
Per ridurre il tutto in sintesi cito un bellissimo commento di Pierre Malbec pronunciato durante una riunione del Club della Beccaccia in Francia:
“cacciare molto di piú, uccidendo molto di meno”.

Il cane non é un oggetto o, se é per caccia, uno strumento per fare carniere.
Prendersi un cane non é solo un atto d’acquisto di una proprietá o di una donazione (..se il cane é stato regalato), esso é soprattutto un atto di “adozione”.
Anche un cane é vivo e bisogna prenderne coscienza e responsabilitá. Tra l’altro, esso é stato da noi selezionato nei millenni non solo per cacciare o fare la guardia ma soprattutto per amare gli uomini, addiruttura preferendoci ai suoi stessi simili.
Un cane ha bisogno di attenzioni, affetto, rispetto, gioia e assistenza, non é un utensile che quando non serve lo si sbatte da qualche parte fino al prossimo uso!
La fedeltá, l’amore e le soddisfazioni (..quelle ci sono se gli abbiamo insegnato bene perché, se queste mancano o sono poche, la colpa normalmente é da imputarsi al maestro!) che si ricevono da un cane sono moltissime e ció deve comportare, se amarlo par troppo, un minimo di gratitudine.
Qui stiamo lasciando i ragionamenti e l’analisi logica e ci avventuriamo nel profondo dell’anima.
Siamo al bivio.
Questo é il punto in cui la differenza di scelta tra i diversi ausiliari é condizionata dal carattere e dalla personalitá della persona.
Certo!
Ci si puó divertire ad argomentare: …questa razza é meglio perché va piú veloce! …No, é meglio questa perché va piano e perde meno!…troppo pesante! …troppo leggero!…..bla..bla..bla e chiaramente esitono sempre dei reali presupposti che favoriscono l’impiego di una determinata razza per un determinato lavoro.
Ma tutti anche sappiamo che esistono ottimi cani e cani mediocri in tutte le razze …. cani scandenti anche, ma io sono convinto nella vericitá del detto: “ogni cacciatore ha il cane che si merita” per cui come gia sopra citato: la colpa normalmente ricade sul maestro!
No!
A parer mio la scelta in questo bivio la detta l’anima o se preferite la personalitá del cacciatore.
Vediamo di analizzarlo questo personaggio.
Sotto la grinta burbera e steriotipica comune (quasi d’obbligo) a quasi tutti i cacciatori, esso spesso nasconde una sensibilitá sempre ricettiva alle emozioni e alle persone intorno a lui.
Gentilezza e discrezione addolciscono un carattere comunque deciso e ben definito che non ha timore di fare scelte anche insolite e controversiali.
Romantico nel profondo dell’intimo e facile alla commozione e alla simpatia, rimane prudente nei confronti delle innovazioni e, l’ammirazione per le cose tradizionali, lo fanno spesso apparire addirittura nostalgico.
Degustatore e amante della buona cucina, magari casalinga e accompagnata da un buon vino, ma soprattutto un esteta.
Andatura armonica, trotto possente, eleganza nel prendere il vento, fervore nelle guidate, lo mandano in estasi; la calma, il ragionamento, lo stile del suo compagno lo affascinano e la storia di una razza che sprofonda nel tempo fino alle nobili famiglie dei Medici degli Sforza e fors’anche piú giú alla Roma imperiale, lo innorgogliscono e se ne distingue come con un vessillo.
Ma é soprattutto la dolcezza del carattere, quell’espressione semi umana di ragionamento calmo e calcolato, quell’atteggiamento filosofico con occhi d’ambra con cui ti guarda e ti comunica il suo amore e la sua adorazione …
Ma ragazzi! Questi sono elementi che ti penetrano dentro, direttamente nell’anima e …. a questo punto?
..Bhe! Qui e semplicemente, scatta la scelta della direzione da prendere nel bivio.
Siti raccomandati :
http://www.ilbraccoitaliano.org/it/bracco-italiano-ita.html
http://www.allevamentopolcevera.com
Abbiamo pensato di offrire ai nostri visitatori una nuova sezione. Ovvero un Blog dedicato alle tematiche più interessanti relative alla Caccia ed alla Pesca. Parleremo di tutto ciò che di più utile, curioso e divertente troveremo su Internet e non solo. E se volete suggerirci argomenti di cui parlare fatelo pure. Saremo lieti di accogliere i vostri suggerimenti.
